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Emergenza Coronavirus – Decreto “Cura Italia”

Il D.L. n. 18 del 17.3.2020 è stato predisposto in pochi giorni nonostante l’ingente massa di argomenti da trattare e le enormi cifre in gioco. Anche per tale motivo è un decreto di non sempre facile interpretabilità, per cui si presta a facili contestazioni.

A mio parere invece l’esame della parte dedicata al fisco (art. 60-71) evidenzia il vero spirito di detto decreto (che trova comunque conferma anche nelle restanti parti: sanità, sostegno al lavoro e immissione di liquidità nel sistema): non essendo possibile prevedere la durata e l’intensità della crisi sanitaria-economica, le norme dettano provvedimenti temporanei che consentono di non avere versamenti ed adempimenti nell’immediato, fermo che in seguito dovranno essere emessi successivi provvedimenti per dare sistemicità logica al quadro fiscale. Valga in merito un semplice esempio: le imprese ed i professionisti con ricavi o compensi annui inferiori a 2 milioni di euro potranno effettuare i versamenti delle ritenute sui dipendenti, dell’Iva e dei contributi previdenziali relativi al mese di febbraio e quindi scadenti il 16 marzo entro il termine del 31 maggio 2020, con possibilità di rateazione in 5 rate mensili. In assenza di ulteriori provvedimenti le ritenute, l’IVA ed i contributi previdenziali del mese di marzo dovrebbero essere versati entro il 16 aprile (senza rateazione), quindi in pratica un mese e mezzo prima della scadenza fissata per i versamenti di febbraio. Il risultato sarebbe talmente assurdo da non meritare commenti.

A volte si pensa maliziosamente (magari essendo nel vero) che il legislatore sia incapace e sciatto nelle sue espressioni. In questo caso è invece evidente che le anomalie che possono essere contestabili e illogiche sono in gran parte volute (stante il loro evidente collegamento al fenomeno temporale) e presuppongono necessariamente successivi interventi per porre fine ad esse.

Solo al termine di questa “guerra” combattuta da medici e infermieri anziché da militari sarà possibile valutare la bontà o meno dei provvedimenti adottati. Al momento è opportuno “stare in casa” come primaria collaborazione di tutti i cittadini all’esito vittorioso ed evitare polemiche sterili, ma anche e soprattutto prepararci mentalmente alla ricostruzione del dopo guerra (i palazzi saranno in piedi, ma non tutte le aziende lo saranno). Il mondo sarà diverso, il modo di produzione sarà diverso. Cominciamo fin da ora, come prima misura, a pensare come operare in questo “mondo diverso” che non conosciamo. E appena terminata la “guerra” ci dovremo impegnare tutti per ripetere quanto è stato fatto negli anni 1950/60, gli anni del “miracolo economico italiano”.

Non oso dire “andrà tutto bene” perché ci saranno morti e disastri economici, ma terminerà la “nuttata”, termine pieno di significato reso famoso da Eduardo De Filippo. E dovremo essere pronti ad affrontare il nuovo giorno.

Prof. Giancarlo Vancini

Bologna, 20 marzo 2020